Organo Anonimo XVII sec.

Chiesa Madonna del Colle, Collescipoli - Terni

Scheda Descrittiva

Località: Collescipoli, Comune di Terni, Diocesi di Terni - Narni - Amelia.

Edificio: Chiesa Madonna del Colle.

Autore e Data: Sconosciuto.

Ubicazione: In Cornu Episolæ, sulla Cappellina a destra dell’ingresso.

Cassa e Prospetto: Cassa di legno verniciato con basamento più largo ed antecedente al prospetto che è ad una campata (chiusa da due ante). E’ elemento autonomo ubicato al centro della cantoria che è in legno e sorretta da travi, è presente una scala che ha sostituito quella originale.

Canne di facciata: Non presenti, dalla rastrelliera esistente il numero complessivo delle canne è di 15, divise su una campata a cuspide leggermente concava, labbro superiore “a mitria”, canna maggiore Fa#2.

Tastiera: Unica, originale, incorporata nella cassa, estensione di 45 tasti (do1 - do5), prima ottava corta, tasti in bosso ed ebano con frontalini a chiocciola.

Pedaliera: Pedaliera “in sesta” di 8 tasti incastrati all’interno della cassa, e costantemente unita alla tastiera mediante cordicciole tutte rotte.

Registri: Tiranti a pomello disposti due file a destra della tastiera, scritti su cartellini a destra dei pomelli (alcuni di quali non sono ben visibili). L’ordine dei registri sul somiere è indicato dai numeri tra parentesi.

Disposizione Fonica: PRINCIPALE (1) VXX (4) OTTAVA (4) XIX (5) VOCE UMANA (2) VIG.SECONDA (6) FLAUTO (3) VIG.SANONA (7 - 2 File) TIRATUTTI (8)

Manticeria: Sono presenti due mantici a cuneo ubicati all’interno della cassa dell’organo, provvisti di meccanismo a carrucola con corda.

Trasmissione: Meccanica a pironi.

Somieri: a Tiro, con segreta chiusa un anta a pressione, numerazione dei ventilabri progressiva (da x a 45). Alcuni fori hanno dei riporti per le canne di legno e per alcune in lega.

Crivello: In legno.

Canne: Canne in lega di stagno e piombo in colorazione piuttosto scura in quanto è maggiormente presente nella lega il piombo appoggiate a sinistra della cantoria. Canne di legno in cipresso di ottima fattura in n° 14.

Restauri: Lo strumento pare non aver avuto nessun intervento.

Conservazione: Il materiale da una visione esterna sembra completo, anche se giace in pessime condizioni, all’interno della cassa si trovano calcinacci ed altri materiali. Le canne in lega ed alcune in legno sono appoggiate a sinistra della cantoria ma sono in pessime condizioni (la maggior parte rosicchiate da roditori).

Note: Lo strumento è databile intorno alla fine del XVII sec. o all’inizio del XVIII sec. Il basamento della cassa sembra essere anteriore alla parte alta ed è provvisto di fori dove sono ancora visibili (nella parte sinistra) le maniglie in corda che servivano per il trasporto dello strumento. Anche la pedaliera sembra infatti di uno strumento della fine del XVII sec. Lo strumento era funzionante fino a 50 anni fa.

Il Restauro dell'Organo

Relazione Storico/Tecnica

L’organo positivo attualmente collocato presso la Chiesa Madre di S. Maria Maggiore in Collescipoli, risulta ad oggi di paternità anonima. La “lettura degli elementi” che durante i restauri è stato possibile effettuare: Cassa, Somiere, Canne, Tastiera etc. colloca la costruzione di questo strumento tra la fine del 1600 e i primi anni del 1700.

L’organo si configura con un impianto di tipo barocco con disposizione dei registri secondo uno schema classico:
Principale 8’ piedi di base, una piramide di Ripieno fino alla fila in XXIX, un Flauto in ottava, e la Voce umana nei soprani.

Il fatto che certamente fin da subito balza agli occhi, anche ad una osservazione di massima, è senza dubbio una fattura di insieme piuttosto povera e semplice. In effetti questa constatazione apparente, si conferma di fatto in tutte componenti dello strumento.

Durante i restauri, tramite l’individuazione di segni evidenti presenti sul manufatto, è stata appurato che l’organo ha subito un importante intervento successivo alla sua costruzione, avvenuto quasi certamente nel primo ottocento. In questo contesto l’organo venne sicuramente smontato completamente per un restauro, ne sono conferma l’aggiunta della piccola grossolana pedaliera tira tasti (ora rimossa) e la copertura di tutta la parte inferiore del somiere con carta da musica manoscritta. È quasi certo che nel corso di tale lavoro, l’organo sia stato anche modificato rispetto al corista e al temperamento d’accordatura originali.

Oggi, a conclusione dei lavori l’organo si trova collocato (su di una pedana con ruote) sul presbiterio della chiesa di S. Maria Maggiore di Collescipoli. Prima dell’attuale restauro, lo strumento giaceva inutilizzato da tempo immemore (circa 60/ 70 anni) ed in condizioni a dir poco precarie, presso la Chiesa Sussidiaria di S. Maria del Colle sempre di Collescipoli; una piccola chiesa di campagna che si trova sulla strada che dal paese esce in direzione Stroncone.

Lo strumento al momento del mio primo sopralluogo nell’anno 2003, era posto sopra una cantoria a destra della navata della piccola chiesa. La cassa risultava dipinta con tempera murale bianca, con la parte alta grossolanamente decorata a finto marmo a striature marroni. Tutte le canne di metallo dell’organo si trovavano sparse alla rinfusa, schiacciate e divorate dai topi sul pavimento della cantoria, insieme a buona parte delle canne in legno, e alcune altre componenti e parti del crivello.

Non ci è dato sapere per quale motivo l’organo giacesse parzialmente smontato, forse per un tentativo di “restauro” da parte di un dilettante che poi non finì mai il lavoro.

Successivamente, alcuni anni or sono, dietro autorizzazione della Soprintendenza, l’organo è stato smontato (da una ditta organaria locale), per una preventiva messa in sicurezza, e depositato in buona parte presso la chiesa di S. Nicolò in Collescipoli. Furono lasciati sul posto solo la cassa e il somiere maestro. I

l giorno 08/ 08/2011 tutte le parti dello strumento sono state prelevate e trasportate per restauro presso il laboratorio della ditta, sito in via Cave 10 a Cazzano S. Andrea (Bg).

La Cassa Lignea

Lo strumento è dotato di una cassa propria realizzata in legno di pino di scarsa qualità. (pino marittimo e pioppo). Si compone di due elementi separati: una parte bassa, che ha la funzione di contenitore dei due mantici di alimentazione e del relativo sistema di caricamento manuale a carrucole, e una parte superiore ove si trovano collocati: somiere, tastiera, comando registri, tutte le canne. Le due parti sono facilmente separabili in quanto, unico elemento di collegamento è un condotto dell’aria che si innesta direttamente nella secreta del somiere.

Come precedentemente accennato, la cassa lignea, oltre ad essere stata costruita con materiali di scarso valore, denota anche un “metodo” costruttivo molto spartano e semplice. La parte alta del mobile è quella meglio rifinita, è di forma rettilinea con una cornice doppia alla sommità, si completa nella parte anteriore con due “sfondati” a destra e sinistra del vano della facciata, vi sono inoltre due portelle di chiusura frontali. Prima dei lavori, tutta la struttura si trovava in condizioni assolutamente precarie, i legnami erano notevolmente intaccati dai parassiti e la struttura aveva perso tutta la sua staticità. La parte superiore risultava dipinta con tempera murale e decorazione a finto marmo marrone chiaro. Tale decorazione era evidentemente successiva alla sua realizzazione e mostrava una generale screpolatura e molteplici parti scrostate. La parte bassa era anch’essa arbitrariamente dipinta con tempera bianca.

Con i primi saggi di pulitura sono subito emerse le caratteristiche originali del manufatto, ovvero: la parte inferiore in legno a tinta naturale, mentre la parte alta, sotto lo strato di tempera poc’anzi descritto, mostrava una bella tinta marron/nero/petrolio. Colore per altro molto in uso per i mobili di legno “povero” seicenteschi, nonché tinta assai presente in molti dei manufatti lignei della chiesa di S. Maria di Collescipoli, (vedi Bussola del portale d’ingresso, pulpito, statue lignee etc.).

Appurato che quelle erano le tinte originali si è proceduto ad una accurata pulitura di tutta la parte superficiale, tramite utilizzo prima di spazzole a di setola dura a secco, e successivamente tramite frizioni d’acqua tiepida e alcool etilico 99,9% e l’utilizzo di “lana” 0000. Semplicemente, con questo trattamento, la tinta originale è riemersa completamente. Si è proceduto ad un accurato ed approfondito trattamento antiparassitario, tramite applicazioni a più riprese di prodotto professionale a base di permetrina. Successivamente siamo passati ad un accurato lavoro di consolidamento strutturale generale. Sono state fatte alcune applicazioni di vari tasselli in legno, ove necessario, con alcune piccole aggiunte di rinforzo. Le varie parti mancanti, soprattutto concentrate nella parte frontale bassa inferiore, sono state ricostruite a regola d’arte. La finitura della parte superiore è stata effettuata tramite una leggera velatura con tinta all’acqua e successivamente su tutto il mobile, parte alta e parte bassa è stata applicata, in tre distinte riprese, una velatura di cera vergine d’api mista ad olio paglierino, applicata a pennello e successivamente passata con panno di lana.

L'ORGANO

Tastiera

Lo strumento è dotato di una tastiera originale. La tastiera ha una estensione di 45 tasti (Do1 – Do5) con prima ottava in sesta o scavezza. La tastiera poggia direttamente sul piano superiore del somiere, con sistema a spinta diretta a pironi (spilli in ottone Ø 2,5 mm). I tasti hanno le dimensioni stesse delle coperture, hanno il fulcro sul retro e sono direttamente imperniati tramite strisce di pergamena che hanno la funzione di cerniera.

Alcune Misure:

Rivestimento tasti diatonici: bosso

Rivestimento tasti cromatici: ebano nero

Frontalini lavorati a mezza chiocciola

Larghezza tastiera senza capotasti: 646 mm (45 tasti)

Affondo/corsa tasti: 7/8 mm (direttamente a pironi)

Caratteristica 1° ottava: in sesta scavezza

Lunghezza copertura diatonici: 95 mm (pezzo unico)

Lunghezza tot. copertura cromatici: 58 mm

Sporgenza tasti diatonici dai cromatici: 34 mm

Spessore coperture diatonici : 3,5 mm

Il restauro è stato effettuato con la massima cura senza alcuna modifica di quanto previsto dal costruttore, nel seguente ordine: Pulitura a fondo senza l’ausilio di abrasivi, disinfestazione dai parassiti, regolazione punte di guida e corsa, ricostruzione in stile di una copertura in superiore per la nota Fa 1 e di 5 coperture frontali a semi chiocciola, che risultavano mancanti. Correzione di tutti i difetti. Sostituzione completa di tutte le cerniere, mediante utilizzo di pergamena di identico spessore e consistenza, conciata secondo tradizione e incollata con colla di pesce a caldo. Pulitura di tutte le parti metalliche, feltratura come in origine tramite pelle bianca di montone. Ricostruzione delle coperture laterali in noce e lucidatura delle stesse tramite gomma lacca a tampone.

Pedaliera:

La pedaliera tira tasti, come detto era un’aggiunta ottocentesca. La conferma a tale ipotesi è venuta dall’osservazione degli elementi, in primis la stessa pedaliera di legno scadente con molle di ritorno in ferro, ma in particolare il modo con cui erano stati praticati i fori nella cassa per far passare gli spaghi di collegamento. Il tutto fatto in modo assolutamente grossolano e non conforme allo stile. Pertanto tutto l’apparato della pedaliera è stato eliminato, ripristinando la situazione originale dell’organo, ove erano stati praticati i fori sono stati innestati tasselli in legno omogeneo.

Comandi dei registri e meccaniche:

I comandi manuali dei registri sono costituiti da pomelli torniti in legno di bosso montati su tiranti in ferro battuto. Tutti i tiranti originali in ferro battuto sono stati accuratamente puliti raddrizzati e recuperati. L’unica parte mancante, il pomolo in legno del Tiratutti, è stato ricostruito e ricollocato. Le tavole di ancoraggio della meccanica erano in pessime condizioni, la tavola di ancoraggio dei catenacci risultava rotta in più punti e mancante in una parte. Sono quindi state effettuate tutte le necessarie integrazioni, fissati tutti gli ancoraggi a regola d’arte per un perfetto funzionamento, Le nomenclature dei registri, (delle quali si conservavano solamente alcuni piccoli frammenti), sono state ripristinate similmente ai rilievi, tramite la realizzazione di nuovi cartigli a stampa su carta pergamena.

Disposizione Fonica:

A lavori conclusi

 DECIMA QUINTA
PRINCIPALEDECIMA NONA
OTTAVAVIGESIMA SECONDA
VOCE UMANA(soprani)VIGESIMA SESTA
FLAUTO IN VIII (da sol 2)  VIGESIMA NONA
 TIRATUTTI

Il somiere è del tipo a tiro in legno di noce scuro, con 45 canali. I ventilabri sono in legno d’abete numerati a china sul fianco destro, secondo l’ordine numerico da sinistra verso destra (1 - 45). Hanno guide laterali in ottone e l’impellatura e doppia (pelle e contro pelle al somiere). La chiusura dei canali inferiori è tramite stecche di legno di noce e una copertura esterna di pelle, la chiusura del somiere nella parte anteriore, è mediante un’unica anta ad incasso impellata. Il fondo della secreta è in legno di pioppo. Le stecche dei registri scorrono in apposite guide falsestecche in noce e poggiano direttamente sul piano del somiere, nel quale è presente un fitto reticolo di solchi scavati che fungono da “scappamenti” per l’aria. Allo smontaggio il somiere si trovava in condizioni di conservazione pessime, erano evidenti i segni dell’acqua e dell’umidità, tanto che la colla delle giunture e degli incastri era totalmente ceduta; si è inoltre dovuto far fronte ad un notevole problema di “imbarcamento” del legno che ha comportato la messa in trazione del manufatto per diversi giorni. La presenza del tarlo era inoltre piuttosto consistente. Come già affermato, il piano inferiore del somiere era stato coperto con carta da musica. L’interessante manoscritto, è stato attentamente rimosso tramite l’utilizzo di acqua calda e vapore. I manoscritti sono stati appoggiati sopra pannelli in legno e asciugati. Si è quindi passati allo smontaggio del somiere che, come detto era completamente scollato. Ogni parte è stata quindi scorporata ad eccezione del montante principale e la relativa coperta. Dopo lo smontaggio si è proceduto ad un accurato trattamento antiparassitario, mediante antitarlo professionale a base di permetar. La pulizia di tutte le parti lignee è avvenuta senza l’utilizzo di materiali abrasivi o acidi, ma solamente tramite frizioni con Alcool a 99,9% e l’utilizzo di lana a leggerissima abrasione (0000) e gomme, questo ha permesso di mantenere inalterata la superficie dei legni e la lettura delle originali scritte o incisioni ove presenti. È seguita una accurata stuccatura e isolamento di tutti i fori del tarlo e delle crepe tramite colla a caldo e polvere di legno. Le parti “imbarcate” sono state sottoposte e trazione per alcuni giorni e quindi sono state rincollate e assemblate a regola d’arte tramite colla animale a caldo. Tutte le pelli del somiere: piani, ventilabri, coperta inferiore etc, sono state sostituite con nuova pelle bianca d’agnello a concia naturale. Si sottolinea che né le coperte, né il piano del somiere ha subito alcuna abrasione o trattamento di spianatura meccanica. Si è lavorato accuratamente al livellamento delle stecche e delle false stecche mediante l’aggiunta, ove necessario, di piccolissimi spessori, in modo da ottenere un’ottimale tenuta dei registri, senza alterazioni al manufatto originale. Tutti i chiodi in ferro forgiato, che erano stati rimossi dalla coperta, sono stati conservati, puliti, raddrizzati e ricollocati al loro posto. Il crivello di sostegno delle canne è in legno di pioppo di spessore 08 mm. La sua struttura è semplice, priva di telaio e sorretta da tronchetti ad incastro in legno di noce e ancorata alla parte interna frontale della cassa. Lo stesso risultava mancante di una grossa parte sul fronte. Fortunatamente tutti i frammenti erano stati recuperati e, come un puzzle è stato ricomposto, risultando di fatto mancante solamente di una piccolissima porzione. L’assemblaggio dei frammenti è stato effettuato tramite colla a caldo e l’applicazione, nella parte inferiore di piccoli tasselli di legno nuovo, sempre in pioppo, successivamente forato e adattato alla perfezione. Durante tutte le fasi è stata prestata la massima attenzione a non cancellare le segnature e le numerazioni a china presenti, che risultano tuttora perfettamente leggibili. I piedini di sostegno ad incastro sono stati collocati nella medesima posizione d’origine.

Ordine dei canali del somiere da sinistra:
2, 7, 8, 9, 45, 44, 43, 42, 41, 40, 39, 38, 37, 36, 35, 34, 33, 32, 31, 30, 29, 28, 27, 26, 25, 24, 23, 22, 21, 20, 19, 18, 17, 16, 15, 14, 13, 11, 10, 6, 3, 5, 4, 1

Ordine dei registri sul somiere dalla facciata verso l’interno:

PRINCIPALE (da Do 1 a Fa# 2 in legno, da Sol 2 a La# 3 in facciata, poi proseguono interne)
VOCE UMANA (soprani da Do3)
FALUTO in VIII (da Do 1 Fa# 2 in comune con l’Ottava)
OTTAVA
DECIMAQUINTA
DECIMANONA
VIGESIMASECONDA
VIGESIMASESTA E NONA

La Manticeria:

Si trova posizionata direttamente nella cassa dell’organo, nel vano sottostante della parte inferiore della cassa. Il sistema di alimentazione si costituisce di due mantici a cuneo, con 5 pieghe d’apertura. Sono realizzati in legno di pioppo con tavole giuntate ad incastro di spessore 20 mm, Le aste delle pieghe sono in legno d’abete naturale. Le cerniere sono di cuoio, le guarnizioni sono doppie, sia interne che esterne di pelle bianca d’agnello. Le stecche sono inoltre tenute all’interno da uno filo di spago che le tiene unite. Il restauro ha comportato i consueti trattamenti: apertura, pulitura generale, trattamento antitarlo, totale reimpellatura delle pieghe e degli angoli, sia all’esterno che all’interno. Materiali utilizzati di primissima scelta, pelle d’agnello a concia bianca secondo tradizione, incollaggi effettuati con colla animale reversibile a caldo. Il caricamento manuale è stato ripristinato a regola d’arte mediante il restauro di tutte le componenti e la conservazione di tutti i singoli elementi originali della la struttura relativa. Le due carrucole in legno, azionabili dall’esterno tramite corde, sono state ricollocate nella loro posizione e rimesse in funzione. Per il normale utilizzo, è stato inoltre applicato un nuovo silenziosissimo elettroventilatore con regolazione dell’aria a tendina. Il ripristino della giusta pressione per l’emissione del suono alle canne, è stato ottenuto tramite il ricollocamento di due pietre sagomate originali, recuperate allo smontaggio.

Materiale fonico:

Le canne di metallo dell’organo anonimo di S. Maria del Colle, sono di qualità piuttosto scarsa. Questa mia affermazione è dovuta principalmente al fatto che la maggior parte delle stesse sono realizzate con sottilissime lastre a percentuale di piombo quasi puro 98%, circa. Fanno eccezione ovviamente le canne di facciata, che sono in lega di stagno con le seguenti percentuali: 92% Sn - 7,6 Pb. 0,4% Sb.

Le caratteristiche costruttive generali delle canne si possono così riassumere:

- lastre di piombo molto fini lavorate al laminatoio dagli spessori che variano dai: per le canne più grandi di 05/06 mm, fino a toccare nelle più sottili gli spessori di 02/03mm,
- bocche sostanzialmente con proporzioni di circa 1/5 per le canne di dimensioni maggiori con restringimento progressivo ai 2/9 salendo verso l’acuto
- le anime in materiale piuttosto tenero e di spessore molto inferiore alla media degli organi italiani; taglio frontale delle stesse con inclinazione quasi invisibile.
- dentatura delle anime fine e poco profonda, solo sulle canne maggiori. Quasi certamente, effettuata successivamente alla costruzione.
- piedi in misura decrescente con bocche che suonano sotto il piano del crivello.
- Tutte le canne maggiori riportano incisione numerica progressiva: +.2,3,4,5 etc, su tutte le canne. La numerazione è posizionata frontalmente sul piede, di poco sotto la bocca.

Grazie a questa fondamentale segnatura, è stato possibile rimettere in ordine ogni singolo registro. Disponendo infatti su dei tavoli le canne, come di presentavano, ovvero completamente mescolate fra di loro, e man mano raggruppando le canne secondo il numero di appartenenza e il diametro, è stato possibile individuare e censire tutte le canne, disponendole in varie file a seconda dei registri d’appartenenza, con inoltre l’immediata visualizzazione delle canne effettivamente mancanti. Anche i ritornelli delle file acute del Ripieno sono stati ritrovati e posizionati secondo la giusta posizione, confermata dalla verifica della corrispondenza diametrale dei fori al crivello.

Disposizione dei ritornelli dopo il riordino:

XIXrit. Do#4
XXIIrit. Sol#3
XXVIrit. Do#3-4
XXIXrit. Sol#2-3-4

Restauro canne di metallo:

Le canne allo smontaggio accennato si presentavano in condizioni di conservazione disastrose. Il fatto che le stesse fossero rimaste per terra per molti anni, aveva comportato schiacciamenti, rotture generalizzate, erano inoltre presenti in modo diffusissimo, squarci dovuti all’azione dei roditori. Si è proceduto ad un accurato lavaggio con acqua e sapone al fine di eliminare tutta la sporcizia e le incrostazioni, si è quindi passati a riordino e ricomposizione delle file, (vedi descrizione precedente). Siamo quindi passati al laborioso e paziente lavoro di “tondatura” e rimessa in forma di tutte le canne. Lavoro che viene eseguito in modo totalmente manuale tramite apposite forme ed anelli in metallo, battitori in legno e cuoio. Sono state accuratamente ribattute tutte le schiacciature presenti, risaldati gli squarci e ricomposte tutte le anomalie tramite riparazione delle innumerevoli canne danneggiate dai topi, attraverso l’applicazione di rappezzi di metallo di lega omogenea, attraverso micro saldatura a stagno. Completata la rimessa in forma e il restauro delle canne superstiti, si è proceduto all’integrazione di tutte le canne mancanti. Le nuove canne sono state ricostruite seguendo nei minimi dettagli lo stile costruttivo di quelle originali antiche. Le lastre di metallo sono state gettate secondo la percentuali di fusione di quelle antiche e portate al giusto spessore, quindi tondate e realizzate a mano secondo la migliore regola d’arte. La determinazione del corista d’accordatura è stato valutato tramite l’altezza delle canne originali riportate in forma. Si è attestato intorno al 444 Hz alla temperatura di 23 gradi centigradi L’accordatura dello strumento è stata effettuata secondo temperamento di tipo storico inequabile, in modo da poter dialogare con il prezioso organo di Willem Hermans presente nella chiesa di S. Maria Maggiore di Collescipoli.

“Si precisa che alcune delle canne, (n.11 in totale) praticamente ridotte a brandelli dai topi, sono state, per forza di cose, accantonate in quanto irrecuperabili. Ovviamente le stesse saranno consegnate alla Parrocchia. La consegna avverrà in occasione della nostra prossima visita, per il ripasso dell’organo dopo l’assestamento, che sarà effettuata entro il 20 ottobre 2012, prima del concerto inaugurale”.

Le canne in legno:

L’organo di S. Maria del Colle possiede in totale n. 19 canne in legno tappate, ripartite sui registri di Principale:
- 15 canne al Principale (Do1 – Fa#2)
- 4 canne all’Ottava (Do1 – Fa1)
- Dopo il riordino, al registro principale sono risultate mancanti le seguenti canne : La 1 – Re# 2 – Mi 2– Fa2 – Fa#2.

Le canne originali sono realizzate in legno d’abete e hanno sezione quadrata. I labbri superiori sono direttamente ricavati dalla tavola anteriore, labbri inferiori sono molto bassi costruiti sempre con la medesima essenza lignea. I tappi sono semplici senza manico e sono guarniti con pelle d’agnello. Nel restauro sono state accuratamente pulite disinfestate dai tarli, dove la colla delle giunture aveva ceduto si è provveduto a nuovo incollaggio con colla a caldo. Tutti i tappi sono stati rimpellati con pelle bianca d’agnello. Le canne mancanti sono state ricostruite a regola d’arte, con la medesima essenza lignea e copiando nei minimi dettagli quelle originali superstiti.

CENSIMENTO DEL CANNEGGIO

PRINCIPALE 8
- Prime note (Do 1 – Fa#2) in legno d’abete tappate, di cui 7 poste su trasporti, ai fianchi della cassa, le restanti direttamente sul somiere.
- Continuazione del registro (da Sol 2 a La3) in facciata, costituito da canne in lega di stagno disposte a cuspide, con bocche allineate e labbri superiori a mitria.
- Le restanti (La#3 a Do5) suonano all’interno sul somiere e sono in piombo.

Canne originali in legno (note):Do1 - Re2 - Mi3 - Fa4 - Sol5 - La#7 - Si8 - Do9
Canne ricostruite in legno:La6 - Do#10 - Re11 - Re#12 - Mi13 - Fa14 - Fa#15
Canne in metallo ricostruite:Mi25 (facciata) - La#31 - Mi37 - Fa38 - Sol40 - La42 - La#43 - Si44 - Do45

OTTAVA 4
Totale 45 canne. Le prime 4 canne sono tappate in legno d’abete, le altre proseguono cilindriche in piombo aperte.

Canne originali in legno (note):Presenti
Canne in metallo ricostruite:Sol 5 – La 6 – Si 8 – Do 9 – Do# 10 – Re# 12 Sol 28 – Sol# 29 – La#31 – Do 33 – Fa# 39
 Si 8 Tuba nuova, piede e anima originali

VOCE UMANA
Totale n. 25 canne in piombo (Do 21 – Do 45).

Canne ricostruite:Do 21 – Mi 25 – Fa 26 – Sol 28 – La 30 - Do 33 – Re 35

FLAUTO IN VIII
Totale n. 30 canne (da Sol 16 a Do 45) in lega di piombo, misure molto strette, bocche a 1/8 della circonferenza. Le prime 15 canne riprendono le note del registro Ottava Tutte le canne sono originali all’infuori della nota Do 45 che è stata ricostruita.

DECIMAQUINTA
Totale n. 25 canne in piombo (Do 21 – Do 45).

Canne in metallo ricostruite:Do 1 – La 6 – Si 8 – Do# 10 – Sol 16 – Sol 28 Si 32 – Re# 36
La#7 Tuba nuova, piede e anima originali

DECIMANONA
Totale n. 45 canne in piombo.

Canne in metallo ricostruite:Do 1 – Re 2 – Fa 4 – Do 9 – Sol# 17 – La # 19 Si 20 – Fa# 27 – La 30 – Do# 34 – Re# 36 – Sol 40
Ritornello:al Do# 34
 Si 8 Tuba nuova, piede e anima originali

VIGESIMASECONDA
Totale n. 45 canne in piombo.

Canne in metallo ricostruite:Do 1 – Re 2 – Fa 4 – Do 9 – Sol# 17 – La # 19 Si 20 – Fa# 27 – La 30 – Do# 34 – Re# 36 – Sol 40
Ritornello:al Sol# 29

VIGESIMASESTA
Totale n. 45 canne in piombo.

Canne in metallo ricostruite:Re 2 – Fa 4 – Sol 6 – La# 8 – Do 9 – Mi 13 - Fa 14 – Fa# 15 – Sol 16 – Sol# 17 – La 18 - La # 19 – Do# 22 – Re 23 – Re# 24 – Mi 25 - Fa 26 – Sol# 29 – La 30 - La# 31 – Do# 34 – Re# 36 – Mi 37 – Fa 38 – Fa# 39 – La# 43 – Do 45
Ritornello:al Do# 22-34

VIGESIMANONA
Totale n. 45 canne in piombo.

Canne in metallo ricostruite:Tutte tranne:
Canne in metallo originali :Do 1 – Re 2 – Mi 3 – Fa 4 – Sol 5 – La 6 - Re# 12
Ritornello:al Sol# 17 – 29 – 41

Montaggio Finale

Il montaggio e la re-intonazione generale di tutte le canne, è stata condotta in due distinte fasi: una prima fase di verifica e collaudo preliminare, effettuata presso il laboratorio organario della ditta, e una seconda fase dopo il trasporto e il montaggio in loco dello strumento, presso la Chiesa di S. Maria Maggiore in Collescipoli (TR). Questa seconda fase di lavoro è stata effettuata con la massima cura, in modo da non alterare geometrie e caratteristiche sonore delle canne stesse. Si è operato al fine di “ambientare” al meglio l’intonazione dell’organo nell’edificio. La giusta pressione, come precedentemente affermato, ripristinata ai mantici ha permesso di ottenere una naturale emissione del suono, che dopo la necessaria intonazione effettuata su ogni singola canna si è manifestato in tutta la sua particolarità e bellezza. Le misure piuttosto strette delle canne, ma soprattutto le sottilissime lastre metalliche con cui sono costruite le canne, conferiscono all’organo un suono delicato ma allo stesso tempo vivo e presente. Tutte le nuove canne reintegrate, sono state armonizzate con cura, seguendo le caratteristiche di intonazione di quelle originali superstiti. Completata l’intonazione, l’organo è stato accordato al tondo, per quanto possibile vagliando ogni riferimento presente sulle canne originali. Dalla committenza era stata inoltre avanzata la precisa richiesta, per quanto questo fosse possibile senza stravolgimenti all’originalità del manufatto, e cioè quella di accordare il piccolo strumento, secondo il temperamento d’accordatura (Inequabile mesotonico modificato) dell’organo Hermans presente nella stessa chiesa, allo scopo di poter usufruire di due strumenti all’unisono, quindi capaci di dialogare fra loro, fatto rarissimo, e presente solo in pochissimi luoghi in Italia. Grazie alla verifica del corista (altezza del suono determinato dalla lunghezza delle canne stesse) che si è rivelato solo di pochi Herz più alto di quello dell’organo Hermans, nonché dal fatto che l’organo, risultava comunque precedentemente modificato nell’accordatura, con tutta probabilità nell’intervento ottocentesco, è stato possibile effettuare l’accordatura come da richiesta del committente. Consapevoli del fatto che questo certamente non è il temperamento d’origine, (come originale non è del resto il temperamento dell’Hermans) siamo certi che questo tipo di accordatura è indiscutibilmente molto vicina a quello che era il sentire e lo stile musicale in uso all’epoca, quindi particolarmente adatto al repertorio che vi verrà suonato. Non bisogna inoltre sottovalutare che la scelta di collocare l’organo nella chiesa di S. Maria nasce in primo logo proprio dall’esigenza di evitare che l’organo potesse rimanere muto e inutilizzato, come purtroppo era avvenuto in precedenza. Il fatto che addirittura si possano realizzare eventi con i due strumenti concertanti porta certamente un significativo ulteriore valore aggiunto al patrimonio organario di Collescipoli, già considerato unanimemente come un dei più preziosi d’Italia.

Riepilogo Generale Canneggio

Numero totale delle canne: 370

Totale canne in metallo: 351
Totale canne in legno: 19
Totale canne nuove ricostruite: 120
Pressione del vento: 49 mm in colonna d’acqua
Corista dell’organo: 444 Hz a 23 C° con il 46% di umidità
Temperamento: Mesotonico modificato

Data di inizio lavori: 08/08/2011
Data di consegna lavori ultimati: 03/08/2012

Ditta restauratrice: Pietro Corna - Costruzione e restauro organi a canne
Casnigo (Bergamo).

Collaboratori della ditta: Nicola Ruggeri, Domenico Bonetti, Nicola Nozza.

di Pietro Corna

Cultura Organistica nel Comune di Terni e l'attività ad essa connessa

di Fabio Ciofini

La realizzazione ed il mantenimento di un’opera d’arte sono un fatto di civiltà e, nel caso, qual è il nostro, di un grande strumento musicale (l’organo, per maestosità e dimensioni, è definito il re degli strumenti: trattandosi di una vera e propria macchina per produrre suoni e fino all’avvento dell’era industriale l’organo è stato probabilmente la più grande e complessa “macchina” che l’uomo fosse in grado di costruire) hanno bisogno di cura e manutenzione costanti, anche perché i suoi meccanismi sono estremamente sensibili al clima e agli agenti ambientali circostanti. Un organo poi, come ogni strumento, deve essere soprattutto suonato, perché il suono è come il respiro per un essere vivente, indispensabile alla sua vita; ed è nel suono che i legni, i metalli delle canne, l’organismo intero, simbioticamente, trasmettono la loro essenza, il loro “respiro”.

Già nel 1967 l’organo della Collegiata di S. Maria Maggiore in Collescipoli fu oggetto di studio da parte del M° Tagliavini e del Dott. Oscar Mischiati, i quali segnalarono la presenza dello strumento del Padre gesuita W. Hermans. Le difficoltà per raggiungere il restauro dello strumento sono state essenzialmente legate all’opera di sensibilizzazione dell’ambiente locale, legato ad una tradizione organistica più “conciliare”; basti pensare che per ottenere il restauro sono stati necessari quasi trenta anni e solo a partire dal 1976 l’intervento del M° W. Van de Pol (Ispettore per la tutela degli organi storici dell’Umbria), e la sensibilità della Fondazione Cassa di Risparmio di Terni e Narni nei confronti della Cultura (Ente finanziatore dell’iniziativa), hanno reso possibile il restauro dello strumento, effettuato da Riccardo Lorenzini e consegnato nel 1995 e la pubblicazione di un libro ad esso connesso. Comunque, grazie a questo restauro, uno dei primi effettuati sugli organi storici del Comune di Terni, l’interesse verso l’arte organaria ed organistica della città è cominciato a crescere. Proprio le peculiarità timbriche differenziano l’organo Hermans di Collescipoli dagli strumenti italiani seicenteschi. Si nota in primis la disposizione dei ritornelli delle file di Ripieno: già nel Do4 del registro di XV si trova il primo ritornello ed il Ripieno si sviluppa perciò quasi come una Mistura transalpina. Il Principale, invece, mantiene le caratteristiche italiane di dolcezza e delicatezza, il Cornetto e le Trombe hanno timbrica fondamentalmente nordica. Il risultato quindi dell’incontro fra elementi delle diverse scuole organarie fiamminga ed italiana, rappresenta ciò che il M° Tagliavini, dopo il suo concerto d’inaugurazione, ha definito come “il miracolo di conciliare l’inconciliabile”: la scoperta di un mondo sonoro ed artistico di raro fascino. Come organista titolare, oltre ai normali servizi liturgici, mi venne in mente di creare una sorta di Meditazioni spirituali accompagnate dal suono dell’organo, quelli che oggi nel cartellone dei concerti indico come “Vespri d’organo”. Occasionalmente, finanziati da Associazioni od Enti privati, c’era l’opportunità di ospitare organisti di chiara fama. Si è avvertita poi l’esigenza, vista anche la risposta da parte del pubblico, di dare “regolarità” a queste occasioni creando nel 1997 l’Hermans Festival, sostenuto e finanziato sin dalla prima edizione dalla Cassa di Risparmio di Terni e Narni, dalla IX Circoscrizione Collescipoli e dal Comune di Terni, negli Assessorati alla Cultura ed al Decentramento. La registrazione di due Compact Disc incisi dallo scrivente per la Casa discografica “La Bottega Discantica” di Milano, ha contribuito poi alla divulgazione del lavoro svolto a Collescipoli. Dall’Ottobre 2000, la neonata “Accademia barocca W. Hermans” si occuperà dell’organizzazione e della gestione del Festival. L’attività di “formazione” è strettamente correlata al restauro degli organi storici. Infatti ritengo assolutamente superfluo restaurare qualsiasi organo, anche se di interesse e valore riconosciuti, se questo poi non è regolarmente utilizzato. La sensibilità del nuovo Vescovo della Diocesi di Terni, Narni ed Amelia e la volontà di alcuni hanno permesso l’organizzazione di un corso finalizzato alla formazione di organisti liturgici, ai quali affidare l’uso e la cura degli strumenti storici presenti nelle Chiese della Diocesi.

Essendo Collescipoli un paese assai piccolo e digiuno di musica organistica da diversi decenni, nonostante la presenza di ben tre organi nelle rispettive chiese, le persone che frequentano i nostri appuntamenti vengono essenzialmente da fuori, dalla città di Terni e zone limitrofe. Il pubblico dell’Hermans Festival è cresciuto parallelamente alla manifestazione, e coinvolge fin dall’inizio alcuni “fedelissimi”, attenti habitué e sapienti “critici”. Il numero dei frequentatori dipende comunque sempre dal “richiamo” del nome in Cartellone, visto anche che Terni è una città piena di manifestazioni musicali, spesso concomitanti fra loro. Sicuramente la riuscita dell’attività sviluppatasi intorno all’organo Hermans è stata di incoraggiamento per la Fondazione CA.RI.T. che nel Settembre 2000 ha stanziato ulteriori fondi (il 70%) per il recupero dell’organo attribuito a Christofano Fontana (1712) della Collegiata di S. Nicolò di Collescipoli, (lavori affidati alla Ditta Corna di Bergamo). La rimanente cifra (il 30% della spesa) è stata ottenuta dalla C.E.I. grazie ai fondi stanziati per il recupero degli organi storici nelle Diocesi italiane. Un terzo organo, un positivo di piccole dimensioni, con meccanica a pironi e otto registri, è in attesa di restauro ed incarna ovviamente il prossimo obiettivo, consapevole che solo attraverso la costante valorizzazione e l’arricchimento del patrimonio culturale del territorio, si potrà riconoscere apprezzare ed ammirare anche Collescipoli come uno dei punti di riferimento della Cultura organistica italiana. Dal prossimo anno quindi, l’Hermans Festival avrà a disposizione un altro organo di notevole interesse. La Cultura Organistica nel Comune di Terni e l’attività ad essa connessa

Organo Anonimo, Le Fasi del Restauro